Malga Ra Stua, edificio bianco con tetto in legno tra i pascoli del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo
Malga Ra Stua, Cortina d'Ampezzo — foto: Marie-Lan Taÿ Pamart · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Passeggiando per Cortina d'Ampezzo vi capiterà di leggere nomi curiosi sui cartelli e sulle facciate: Ciasa de ra Regoles, Anpezo, Ra Stua. Non sono vezzi turistici, ma tracce vive di due realtà che rendono questa valle diversa da qualsiasi altra località alpina: la lingua ladina e le Regole d'Ampezzo, l'antica istituzione che da secoli possiede e amministra boschi e pascoli della conca.

Anpezo, una valle ladina

I Ladini sono una minoranza linguistica che vive nel cuore delle Dolomiti, oggi divisa tra tre province: Bolzano con la Val Badia e la Val Gardena, Trento con la Val di Fassa, Belluno con Livinallongo, Colle Santa Lucia e Cortina, che in ladino si chiama Anpezo. Il ladino è una lingua retoromanza, nata dall'incontro tra il latino portato dai Romani e le parlate delle popolazioni alpine.

La varietà locale, l'ampezzano, è parlata ancora oggi da alcune migliaia di persone. Per la vicinanza al Cadore ha accolto qualche influenza veneta, ma ha mantenuto tratti propri, anche grazie ai lunghi secoli trascorsi sotto il dominio austriaco. Dal 1999 la legge italiana sulle minoranze linguistiche storiche tutela anche la comunità ladina della provincia di Belluno. Della lingua e della cultura locali si occupa in particolare l'Union de i Ladis de Anpezo, che ne promuove lo studio e l'uso.

Quattro secoli sotto l'Austria

La storia di Ampezzo segue un percorso tutto suo. Dopo un periodo sotto il patriarcato di Aquileia e poi sotto Venezia, nel 1511, durante le guerre della Lega di Cambrai, la valle passò all'imperatore Massimiliano I e divenne parte del Tirolo asburgico, conservando però ampie autonomie. Rimase austriaca fino alla Prima guerra mondiale, al termine della quale entrò a far parte dell'Italia.

Questa lunga parentesi spiega molto del carattere di Cortina: l'architettura in legno, la tradizione dei tabià, i vecchi fienili delle frazioni, e un rapporto con la montagna fondato più sull'autogoverno delle comunità che sui grandi proprietari.

Le Regole: una proprietà di tutti

Le Regole d'Ampezzo sono antiche comunità familiari che riuniscono i discendenti delle famiglie originarie della valle, i Regolieri. Il primo documento che le nomina risale al 1225, e il più antico laudo conosciuto, quello della Regola di Falzarego e Ambrizola, al 1356. I laudi sono gli statuti, le norme scritte con cui da secoli le famiglie decidono insieme come usare boschi, pascoli e acque.

Il principio è semplice e insieme rivoluzionario: le terre delle Regole sono una proprietà collettiva e indivisa, che non si può vendere né destinare ad altri usi, e che passa da una generazione all'altra. In origine le Regole erano due; col tempo sono diventate undici e oggi sono riunite nella Comunanza delle Regole d'Ampezzo. Amministrano circa 16.000 ettari di bosco, con tagli programmati e una selvicoltura attenta alla natura, e utilizzano ancora alcune malghe per il pascolo estivo del bestiame.

Una di queste è Malga Ra Stua, tra i pascoli a nord della conca: in estate le mucche tornano sui prati in quota, come accade da secoli.

Custodi del Parco e dei musei

Dal 1990 le Regole gestiscono anche il Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, istituito dalla Regione Veneto su parte del territorio regoliero: la Regione ne ha affidato loro la gestione proprio in virtù di una tradizione secolare di cura del paesaggio. Il parco si estende a nord del paese e comprende ambienti come Fanes, Sennes, le Tofane e il Cristallo.

In paese, la sede delle Regole è la Ciasa de ra Regoles, nel centro storico. Le Regole curano anche tre musei: il Museo Paleontologico Rinaldo Zardini, il Museo Etnografico delle Regole e il Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi. Il museo etnografico, in particolare, racconta la vita quotidiana della valle tra attrezzi, mestieri e tradizioni.

Da sapere: per orari e aperture dei musei delle Regole e per le norme di visita del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo consultate i canali ufficiali delle Regole d'Ampezzo, che aggiornano le informazioni stagione per stagione.

Leggere la valle con occhi nuovi

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